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Come già quelle delle loro madri, la vita di Piero Ceriani
si è intrecciata alla vita (e alla morte) di Gianluca
Borlengo. Diversissimi per classe sociale e abitudini sessuali
(Gianluca è omosessuale, ma, a differenza di Piero, si
sposerà), le loro esistenze sono destinate a un tragico
gioco di incastri, tanto che la vita del primo sembra, da un
certo punto in poi, sostituirsi a quella del secondo,
prendendone fisicamente il posto. Ma perché il gioco si
compia, è necessario un delitto, sia pure indiretto.
Piero
Ceriani si rivela impudicamente per quel che è stato ed è:
non solo l'uomo che ha tradito il suo unico amico divenendo
l'amante della moglie e non soccorrendolo nel momento
estremo del bisogno. E non solo il vecchio dall'aspetto
"curvo e malinconico di un amo da pesca" in cui si
è trasformato, consapevole di non essere all'altezza
nemmeno delle proprie colpe e indeciso se considerarsi
"un rinunciatario per carattere o un fallito per
involontaria, prepotente vocazione". Ma soprattutto la
raffigurazione impassibile di un atteggiamento nei confronti
della vita e dei suoi aspetti sociali, che è difficile non
definire fascista, ma di un fascismo che oltrepassa quello
storico e si trasforma in un inconsapevole e quasi naturale
"modus vivendi ".
Finzione, inganno, opportunismo,
invidia, mancanza di autentica passione e disprezzo degli
altri: è questo il piccolo borghese che Debenedetti
presenta ai lettori, con un linguaggio asciutto ed
essenziale, con poche pennellate decise e intense, in
un romanzo ben condotto anche nella struttura narrativa. |